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Orazio (Odi I, 34)

giugno 3, 2010

Poco e raramente devoto agli dei,
sono in giro convinto di una saggezza folle,
quando sono costretto a voltare indietro le vele
e a riprendere rotte abbandonate.
Perché Giove, che di solito squarcia le nubi,
col fuoco dei lampi
ha lanciato nel cielo sereno
i cavalli tonanti e il carro alato,
e sono scossi la terra ferma,
i fiumi che scorrono,
lo Stige, l’antro temuto e odiato di Tènaro
e il confine di Atlante.
Un dio può rovesciare l’infimo in sommo,
umiliare i potenti,
portare alla luce quello che è oscuro.
E la Fortuna rapace, con acuto strepito d’ali,
toglie la corona a uno
e gode di darla a un altro.

[trad. di L. Paolicchi]

[quando si dice “un fulmine a ciel sereno”. perché la sorte può cambiare e cambierà. qui su Orazio.]

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