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Il papiro di Artemidoro: mistero svelato?

febbraio 26, 2011

Il Sole24Ore riporta oggi un articolo di Aristide Malnati, papirologo, a proposito della scoperta di prove decisive sulla natura del papiro di Artemidoro, oggetto di grande studio e dibattito tra filologi. Facciamo un passo indietro per capire i termini della questione.

Nel 1998, sulla rivista Archiv für Papyrusforschung viene pubblicato un articolo su un papiro che, nel testo ancora leggibile, riporta un frammento – già evidentemente arrivatoci per altre vie – di Artemidoro di Efeso, geografo greco vissuto nel II a.C., la cui opera, Geographoumena, è andata perduta. Questa coincidenza (il frammento che avevamo e il testo sul papiro) induce a pensare che il papiro contenga, in effetti, parti del testo perduto di Artemidoro. L’opera in questione sarebbe dunque riportata in vita da questo papiro e riconsegnata all’umanità; inoltre, ed è un dato importantissimo, il papiro sarebbe la prima testimonianza dei disegni dei geografi a corredo delle loro opere.

Ad occuparsene tra i primi ci furono tre filologi, Gallazza, Kramer e Settis che datarono il papiro tra I a.C. e I d.C. affermando che si trattasse proprio dei Geographoumena di Artemidoro. Nel 2006, però, Luciano Canfora ha messo in discussione l’autenticità del papiro sulla base di contestazioni linguistiche e filologiche; il testo, infatti, conterrebbe una lingua distante da quella di Artemidoro (un po’ come se Boccaccio scrivesse con la stessa lingua di Manzoni) e presenterebbe alcune informazioni che sono più tarde rispetto all’epoca e che difficilmente si sarebbero potute trovare su un papiro. Secondo Canfora, il papiro sarebbe un falso prodotto nell’Ottocento da Costantino Simonidis.

In questi anni, numerosi altri studiosi hanno discusso sulla natura del papiro: tra questi, G. D’Alessio (ok, lo dico: è stato anche un mio professore!) secondo cui il papiro è un rotolo miscellaneo antico.

L’articolo di Malnati apparso oggi sul Sole ci dice che presso l’Archivio di Stato di San Pietroburgo, è stata trovato un documento di Costantino Simonidis con una lista di titoli di autori greci dell’antichità; tra i titoli anche un tà geographikà (Geografia). Un altro elemento a favore della tesi di Canfora è che da questo documento di archivio emerge che Simonidis aveva studiato delle epigrafi greche di Priene (in Turchia) dalle quali aveva appreso l’uso di un raro simbolo numerico che è possibile ritrovare nel cosiddetto papiro di Artemidoro, ma che è assente in tutti i papiri a noi noti: si tratterebbe, dunque, di una firma “inconsapevole” del falsario.

L’articolo è, comunque, di un papirologo che già era sulla stessa lunghezza d’onda di Canfora per cui è comunque una lettura “di parte” ma certamente importante e assolutamente scientifica. Se vi fosse venuta un po’ di curiosità, su wiki c’è una pagina ricca di altri particolari e di una preziosa e varia bibliografia; su archeogate c’è una serie di articoli ancora più interessanti.

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