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Il canto delle Sirene [Od. XII, 166-167; 181-194]

ottobre 14, 2012

 

Tra i racconti avventurosi di Odisseo, l’episodio delle sirene è tra i più noti; ripreso dall’arte, dalle letterature di tutte le epoche, è divenuto il simbolo della tanto celebrata sete di conoscenza del nostro eroe. Cosa cercare di più allora, in questo passo omerico? come rendere nuovo, contemporaneo un discorso sulle Sirene.

Proviamo a distogliere lo sguardo dall’isola dalla quale Odisseo e i suoi compagni passeranno e guardiamoci intorno. Immediata è la domanda: cosa significano le Sirene, oggi? C’è – ci sono – mostri seducenti che ci attraggono? Quali sono? Qual è il loro nome?

Le sirene del modernismo, dell’efficienza, dell’immagine richiamano Odisseo, oggi. A quale albero potrebbe legarsi, con quali funi, con quali compagni? Non è esercizio retorico provare a rispondere a queste domande, per chiedersi su quale rotta proceda la nave della nostra esistenza.

Sul nome delle Sirene si sono esercitati a lungo gli studiosi: non ho trovato una spiegazione univoca, e tutte concorrono a tracciarne un disegno ricco e complesso.

Σειρῆνες [seirènes] da σειρά [seirà] che significa fune, corda: questa etimologia farebbe cappio delle Sirene, funi che afferrano e soffocano. Esattamente il contrario dei πείρατα, le corde che assicurano la vita di Odisseo. Ed è suggestivo immaginare Odisseo conteso da questi intrecci di fili: da un lato la tentazione che avvolge e soffoca, dall’altro la fune che assicura e salva.

Σειρῆνες da Σείριος [Sèirios] la stella del cane, il cui sorgere segna il culmine dell’estate, il tempo di bonaccia di vento e di mare, il pericolo più grande per chi ha fretta di tornare. Ma Sirio è anche la stella più luminosa del cielo notturno, la stella che attira gli occhi e il naso di chi guarda il cielo e non la mappa.

Σειρῆνες dall’ebraico shir canto [Shir HaShirim è il cantico dei cantici] se il nome concentrasse in sé la pericolosità di un in-canto.

Quale che sia la corretta etimologia del nome, le Sirene sembrano rappresentare tutto questo. La loro arma è il canto melodioso ed il suo contenuto. Soffermiamoci prima sulla forma. Il canto delle sirene è un λιγυρή ἀοιδή [ligyrè aoidè]; λιγύς [ligys] – λιγυρός è lo stesso aggettivo che Omero accosta alle Muse, alla phorminx dell’aedo, al canto degli uccelli: è acuto come il cinguettio, ed è chiaro, melodioso. Il canto delle Sirene è però anche μελίγηρυς [melìgherys], come il loto è μελιηδής [melihdès]; il suono crea dipendenza in chi lo ascolta, lo stordisce di dolcezza e calore, come il loto, come il vino. Il suono delle Sirene è un veleno dolce, più pericoloso perché leggero ed evanescente.

Dopo la forma, il contenuto. Le Sirene hanno un repertorio numeroso come i naviganti che le incontrano. Per ciascuno c’è una partitura personale, tessuta sui ricordi, sui punti deboli del marinaio. Nel caso di Odisseo, le Sirene accennano il motivo della guerra di Troia: lo stesso tema che vince la riservatezza di Odisseo alla corte dei Feaci. Ma, soprattutto, cantano il dono della conoscenza. Cogliere il canto è come cogliere la mela dell’Eden: conoscenza, tentazione, limite tra umano e divino. Ed è su quel limite che si gioca il destino di un eroe.

[*questo post è il testo di un mio intervento in occasione di Laboratorio Mitologico – Odissea Contemporanea, format ideato e presentato da SOS Beni Culturali; 13 ottobre 2012, Liceo Classico T. Campanella, Reggio Calabria].

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One Comment leave one →
  1. ottobre 14, 2012 3:21 pm

    Mi piace un sacco 🙂

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