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Euripide, Eracle (673-686)

gennaio 24, 2016
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heracles_cerberus

«Non mi stancherò mai di accomunare
Grazie e Muse,
un connubio dolcissimo.
Che cos’è vivere senza l’arte?
Vorrei sempre corone per il mio capo.
Antico aedo, celebro ancora
Mnemosyne, intono ancora
l’inno trionfale per Eracle,
e intanto Bromio versa vino nelle coppe
e risuonano le melodie
della cetra a sette corde
e del flauto libico.
Mai abbandonerò le Muse:
mi hanno accolto nei loro cori».

Gli anziani di Tebe – coro della tragedia – lamentano di non poter soccorrere la famiglia di Eracle minacciata dall’usurpatore Lico a causa della loro età avanzata; nel farlo, rivendicano il dono del canto che li rende eterni compagni delle Muse. La traduzione è di Umberto Albini.

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